| I sintomi della Fibrosi Cistica e la terapia |
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La forma “classica†della fibrosi cistica (FC) è diagnosticata in presenza di sintomi tipici e di un contenuto elevato di cloro nel sudore. Nel caso di una diagnosi precoce, nelle prime 4-6 settimane di vita, grazie allo screening neonatale, i sintomi sono per lo più assenti e la diagnosi è confermata dal contenuto elevato di cloro nel sudore. I l cloro è un componente del sale, che è infatti cloruro di sodio. Il test diagnostico principale è infatti il test del sudore (vedi), che consiste nello stimolare le ghiandole del sudore della pelle dell’avambraccio, raccogliere il sudore e dosarvi il cloro: si fa diagnosi di fibrosi cistica quando il cloro nel sudore è elevato, perciò maggiore di 60 mEq/L. Nel caso di un risultato normale (cloro inferiore a 30 nel primo semestre di vita, inferiore a 40 mEq/L in tutte le altre età ) la malattia si esclude, con l’eccezione delle rare forme “atipiche†(vedi oltre), nelle quali vi è almeno un sintomo tipico della fibrosi cistica. Nel caso di un risultato dubbio (cloro tra 30 e 60 mEq/L nel primo semestre di vita, tra 40 e 60 mEq/L nelle altre età ), occorre un approfondimento diagnostico, che consideri anche il test genetico, cioè la ricerca delle mutazioni della fibrosi cistica (vedi): anche in questi casi ci possiamo trovare nella situazione di una forma “atipicaâ€. La forma classica di FC è caratterizzata da un interessamento di diversi organi: infatti il difetto di base è rappresentato dall’ostruzione dei dotti e tubuli ghiandolari di diversi organi da parte di secrezioni dense, viscose, poco scorrevoli. Di seguito verranno riportati gli organi interessati dalla malattia classica, i sintomi e la terapia:
  a. La perdita abbondante di sale con il sudore è responsabile di disappetenza e perdita di peso nella maggior parte dei casi; quando la perdita di sale è molto importante, vi possono essere sintomi molto gravi, come alterazione dello stato di coscienza e convulsioni. Una perdita di sale con il sudore può avvenire con più facilità nel lattante e nei primi mesi di vita. Questa è la ragione per cui in queste età il bambino assume un supplemento di sale. Dopo il primo anno di vita occorre salare di più il cibo. Anche i bambini più grandicelli, gli adolescenti e gli adulti che praticano uno sport possono perdere più sale attraverso la sudorazione durante l’attività fisico-sportiva e perciò devono assumere una integrazione di sale.
   b.
   Didascalia La figura mostra a destra una cellula bronchiale nella fibrosi cistica: il canale del cloro è bloccato poiché la proteina CFTR non è sintetizzata o non è funzionante; il canale del sodio, che dipende anche dalla proteina CFTR anomala, sposta molto sodio verso l’interno della cellula. Da ciò consegue che poca acqua esce dalla cellula e quindi è molto scarso il liquido periciliare. Il battito ciliare è perciò inefficace ed il muco, che è anche più viscoso, si accumula lungo la parete bronchiale. Da ciò deriva una ostruzione dei bronchi ed una minore  eliminazione di batteri: ciò favorisce l’instaurarsi dell’infezione broncopolmonare e la tendenza al ripetersi delle infezioni broncopolmonari.  I batteri che più comunemente si trovano nelle vie aeree dei soggetti con fibrosi cistica sono lo Stafilococco aureo e la Pseudomonas aeruginosa, il primo presente nei primi anni di vita, il secondo più frequente con l’aumentare dell’età . Se il loro numero aumenta compaiono i sintomi dell’infezione broncopolmonare, che sono la febbre, la tosse, l’inappetenza e la perdita di peso. La tosse è in genere catarrale, perché il muco è aumentato e ristagna nei bronchi; i bambini più grandicelli e gli adulti imparano a rimuovere il muco, espettorandolo. Il trattamento, che include gli antibiotici specifici per i batteri isolati nelle vie aeree, riduce i sintomi fino a farli scomparire. Nel bambino più grandicello e nell’adulto può essere presente costantemente della tosse catarrale, per lo più limitata a qualche colpo il mattino o sotto sforzo. I batteri tendono con il tempo ad essere persistenti nelle vie aeree. Nel muco bronchiale ci sono anche molti globuli bianchi, che sono le cellule del sangue, deputate alle difese: essi accorrono nei bronchi per uccidere i batteri. Quando il muco ristagna nei bronchi ed i batteri ed i globuli bianchi sono persistenti, la parete bronchiale si infiamma e diventa più debole: i bronchi si dilatano (bronchiectasie) ed il muco è più difficile da rimuovere. La tendenza al ripetersi delle infezioni broncopolmonari rappresenta sicuramente il problema più rilevante, da monitorare attentamente e per il quale applicare ogni terapia utile.  La terapia della malattia polmonare comprende diversi aspetti: - L’inalazione di farmaci, che hanno lo scopo di dilatare i bronchi, ridurre l’infiammazione della loro parete, rendere il muco più fluido e scorrevole nei bronchi e di uccidere i batteri (antibiotici). In dipendenza dell’età e dell’entità del problema polmonare, si possono usare farmaci spray o in polvere; vi è inoltre grande esperienza nell’uso di strumenti che servono a fare un aerosol, cioè a distribuire i farmaci in una nebbia a gocce molto fini, in grado di penetrare bene nel polmone. L’inalazione di farmaci deve essere quotidiana. - La rimozione del muco bronchiale è un altro obiettivo importante della terapia. Ci si avvale di diverse tecniche, che vengono apprese dai genitori o dal soggetto con fibrosi cistica. Il fisioterapista proporrà una od un’altra tecnica in base all’età e alle caratteristiche della malattia polmonare. E’ inoltre importante imparare a fare una tosse efficace e ad espettorare. Anche questa terapia deve essere ben appresa per essere applicata quotidianamente. Occorre combinare le tecniche di rimozione del muco bronchiale con la terapia inalatoria, in modo da sfruttare i vantaggi offerti dalla dilatazione bronchiale, dalla terapia antiinfiammatoria e dalla terapia fluidificante il muco bronchiale. - L’attività fisico-sportiva contribuisce a mantenere efficiente il sistema muscolo-scheletrico, il cuore, la circolazione ed il sistema respiratorio: quest’ultimo aumenta il suo lavoro e durante uno sforzo aumentano fino a 10- 20 volte i litri di aria che entrano ed escono ogni minuto dai polmoni. Con lo sport si impara a conoscersi meglio, migliora la nostra tolleranza allo sforzo e ci si diverte nel tempo libero; inoltre la frequenza di uno sport facilita le relazioni sociali: per tutte queste ragioni cerchiamo di inserire quanto prima il soggetto nell’attività fisico-sportiva, che deve essere svolta regolarmente a qualsiasi età , secondo le possibilità di ognuno. - Un altro cardine importante della terapia è la terapia antibiotica: essa serve a combattere le infezioni broncopolmonari ed a limitare il danno che i batteri possono fare, quando tendono ad essere persistenti. Si usano antibiotici da somministrare per bocca o per via inalatoria. Si usano anche antibiotici specifici da somministrare per via endovenosa: questa modalità di terapia può essere condotta, dopo un adeguato addestramento, anche a domicilio, nel caso di una infezione broncopolmonare acuta o in cicli periodici. - La prevenzione delle infezioni broncopolmonari, che possono essere virali, oltre che batteriche, e che possono comparire nel corso delle comuni malattie infettive esantematiche, prevede i seguenti aspetti: fare le vaccinazioni disponibili, evitare il contatto diretto con le persone che hanno in corso una infezione, evitare i luoghi molto affollati, arieggiare spesso i locali dove si soggiorna, lavare le mani con sapone dopo aver tossito o starnutito, tossire e starnutire coprendosi bocca e naso con un fazzoletto, da eliminare dopo l’uso, - Qualora la malattia polmonare si aggravasse in modo irreversibile con un danno diffuso, che porta ad una insufficienza del polmone ad ossigenare il sangue, e le terapie a disposizione fossero poco incisive si considera l’opportunità di un trapianto di entrambi i polmoni. Vi è una esperienza ormai decennale di questo intervento chirurgico e della terapia che si applica successivamente (terapia contro il rigetto – prevenzione delle infezioni) ed i risultati stanno migliorando nel tempo.  c.
   d. La terapia della maldigestione prevede la somministrazione ad ogni pasto di enzimi per la digestione, un supplemento quotidiano delle vitamine che vengono assorbite con i grassi (vitamina A, D, E, K), una alimentazione molto regolare ed organizzata in pasti equilibrati, che garantisca un 30-50% in più delle calorie necessarie per i coetanei sani. L’obiettivo da realizzare è che la crescita corporea sia armonica e regolare e che l’adulto mantenga un peso e soprattutto una massa muscolare adeguata. Un 15% dei soggetti con fibrosi cistica ha una funzione digestiva del pancreas conservata: in questi casi è utile monitorare periodicamente la digestione del cibo, poiché in alcuni soggetti questa può ridursi nel tempo fino a dare i sintomi della maldigestione. Alcuni soggetti che hanno una funzione digestiva normale possono avere episodi di pancreatite, che tendono a ripetersi spesso senza cause apparenti: il dolore addominale molto intenso, “a barraâ€, al centro dell’addome è il sintomo più tipico degli episodi di pancreatite. Questi episodi vanno ben monitorizzati, durante l’esecuzione di una terapia specifica. In età adulta i fenomeni di fibrosi e di sostituzione adiposa del pancreas possono ridurre la produzione di insulina da parte delle insule pancreatiche: lo zucchero (glicemia) è elevato nel sangue e viene eliminato nelle urine, invece di essere utilizzato come combustibile dalle cellule. Ne derivano sete e abbondanti urine, che sono sintomi del diabete: in questo caso è opportuna una terapia con insulina. Ciò avviene in circa la metà degli adulti.
 e. In circa il 20-30% dei soggetti con fibrosi cistica la bile più densa si concentra nella cistifellea e può dare origine a calcoli: anche in questo caso si utilizzano come terapia i sali biliari e la situazione si controlla con l’ecografia addominale.
    f. Questi fenomeni di ristagno fecale con dolori addominali possono ripetersi anche in età adolescenziale ed adulta. Per prevenirli occorre correggere quanto più possibile la maldigestione e mantenere un buon transito intestinale, assumendo con l’alimentazione le fibre della frutta e della verdura ed almeno 2 litri di liquidi al giorno. In presenza di sintomi, come un alvo stitico e dolori addominali, occorre applicare dei clisteri evacuativi ed un lavaggio intestinale con soluzioni opportune.  g. Il testicolo produce normalmente gli ormoni maschili e perciò la sfera sessuale e la libido sono normali. Ci sono tecniche di fecondazione assistita per poter aver figli anche in presenza di infertilità maschile: occorre prelevare gli spermatozoi direttamente dal testicolo e fecondare “in vitro†un ovulo materno, da reimpiantare in utero. Non sembra invece esservi una infertilità femminile, legata alla malattia: oggi circa il 10% delle donne in età fertile ha una gravidanza che decorre normalmente, se lo stato di salute è buono ed il decorso della gravidanza è monitorato con particolare attenzione.   La terapia della fibrosi cistica è perciò una terapia che è indirizzata ai sintomi. Non abbiamo ancora a disposizione farmaci specifici che hanno lo scopo di correggere la proteina o il gene CFTR. La terapia che abbiamo oggi a disposizione ha consentito dei progressi evidenti: la sopravvivenza mediana è attualmente nella quarta decade di vita ed anche la qualità di vita è migliorata. La metà dei nostri pazienti ha una età superiore ai 18 anni ed un terzo ha una età superiore ai 30 anni. Crediamo che sia le attese di vita che la qualità di vita possono migliorare ulteriormente nei prossimi anni ed è anche ragionevole la speranza che nei prossimi anni si possano identificare ed utilizzare farmaci più incisivi sulla malattia (vedi).
     Le forme cosiddette “atipicheâ€, definite anche come “patologia correlata al gene CFTRâ€, hanno un profilo dei sintomi diverso da quello della forma classica, sopra descritto. Infatti alla diagnosi è presente solo uno dei sintomi sopradescritti: questo può essere l’infertilità maschile da azoospermia ostruttiva o la poliposi nasale o le pancreatici ricorrenti; altri sintomi possono mancare o essere molto sfumati e poco rilevanti, come quelli broncopolmonari. Per questa ragione si arriva alla diagnosi tardivamente, in età adulta, mentre la diagnosi della forma classica si effettua in età pediatrica e per lo più entro i primi 2-3 anni di vita. La prognosi di queste forme atipiche è buona, perché l’interessamento polmonare è assente o è lieve. Da quando lo screening neonatale utilizza il test genetico, queste forme possono essere identificate anche in rapporto a questa procedura di diagnosi precoce. Le nostre informazioni su queste forme sono attualmente ancora piuttosto scarse e per tale ragione proponiamo comunque dei controlli di salute periodici per valutare l’andamento nel tempo. La diagnosi di queste forme è comunque importante perché consente di proporre il test genetico nei familiari, per identificare eventuali portatori sani.   Testo a cura di: Ultima revisione:   |
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Sintomi della FC e terapia






